Tutta la felicità del mondo in una teglia bianca e rossa – ChiaraTiz

Mia nonna me la ricordo nella sua cucina, una cucina lunga in cui c’era posto per un tavolo da pranzo per quattro persone e una macchina da cucire. Cucire e cucinare erano le attività quotidiane predilette per lei, sarta provetta e cuoca sopraffina, un po’ per necessità e un po’ per passione.

Mia nonna viveva letteralmente in cucina e ne usciva solo per telefonare: faceva lunghissime telefonate con le amiche, dal telefono in soggiorno. In piedi, me la ricordo, col telefono in mano; e non sapevo, io bambina, che le chiacchiere al telefono fossero l’antidoto alle frustrazioni che, oggi lo capisco,  mia nonna pativa.

Mia nonna era per me la quintessenza della maternità, quella che distribuiva a merenda pezzi di dolce, e tè caldo e biscotti nei pomeriggi d’inverno dopo la scuola, che sbatteva uova per la colazione del mattino, che inventava minestre di verdura tiepide per i pranzi d’estate e che la domenica radunava la famiglia per dei banchetti degni di un re.

Cucinava con una facilità che mi è sempre sembrata miracolosa, e tanto più mi sembra miracolosa adesso che conosco la fatica di certi gesti in cucina.

Sebbene la sua cucina fosse ai miei occhi – e al mio gusto, dovrei dire – straordinariamente raffinata per essere una cucina di casa, c’erano dei piatti di una semplicità disarmante che lei preparava per noi bambini e che erano, e restano, una festa per il cuore. Uno di questi, che ancora adesso rappresenta per me il piatto del godimento e della gioia, erano gli gnocchetti di semolino.

La ricetta era quella classica degli gnocchi alla romana ma lei, invece dei dischetti piatti della tradizione, faceva con l’impasto degli gnocchi piccoli e rotondi che, una volta cotti, prendevano una crosticina croccante e un colore dorato ed emanavano dal forno caldo un profumo inconfondibile e delizioso, di burro tostato, dolce e salato allo stesso tempo.

Io qualche volta li faccio, pensando a lei, questi gnocchetti, con la sua ricetta: 400 grammi di semolino buttati a pioggia in un litro e mezzo di latte bollente e cotti per un quarto d’ora con sale e noce moscata, a cui aggiungere, fuori dal fuoco, uno alla volta, due uova intere, mescolando con vigore l’impasto consistente.

Io ci metto sempre un sacco di tempo a formare le palline cercando di farle della stessa misura e metterle in fila per bene, e penso a lei che invece era velocissima. Le mie teglie vengono sempre un po’ imperfette, uno gnocco più grande dell’altro, mentre i suoi erano tutti uguali, in file parallele precise al millimetro ma senza sforzo.

Mentre spolvero di parmigiano e fiocchetti di burro abbondanti e aspetto la mezz’oretta che ci vuole per la doratura in forno ripenso alle sue teglie rosse smaltate internamente di bianco: l’immagine del piacere, della perfezione, dell’amore domestico.

Un giorno vorrei essere come mia nonna, solo più felice, penso.

ChiaraTiz

 

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