Mi chiamo Ndiémé, ho 42 anni e da 18 vivo in Italia. Ho una figlia di 13, che sta con me.
Mi esprimo in un italiano perfetto, ormai, e so usare il congiuntivo meglio di tanti italiani.
Vivevo in una grande città dell’Africa e sono partita dal mio paese perché ero una ragazza indipendente, e curiosa del mondo.
Volevo fare la commerciante, decidere per me stessa, conoscere l’Europa, come tante donne del mio paese che il commercio e l’indipendenza ce li sentiamo nel sangue, anche se abbiamo famiglia e amiamo i nostri mariti. Ma io non avevo marito, quello che la mia famiglia riteneva adatto per me non lo volevo, e non volevo tutte le regole che una donna onorata deve seguire per onorare la sua famiglia. Perché sai, nel mio Paese ci sono le famiglie più ricche, quelle più importanti, le famiglie dei capi religiosi, e famiglie reali, e non possono mica mescolarsi con i poveretti, con i calzolai o i contadini. E poi ci sono i musulmani, i cattolici ……..
Io ero una ragazza moderna, istruita, e ho preferito fare il salto, dall’altra parte del mondo, sola con la mia indipendenza e il mio onore.
L’Italia è cambiata tanto in questi 18 anni. E’ diventata più povera. Più difficile, più razzista. Io l’italiano l’ho imparato qui, ma sapevo il francese, non è stato difficile. Avevo un permesso di soggiorno e un lavoro sicuro. Una casa, dei mobili. Mia figlia è nata in Italia, l’ho cresciuta e mantenuta io. Suo padre è del mio stesso paese, ci siamo conosciuti qui, ma poi le cose sono andate storte, lo sai come sono gli uomini africani…
La volontaria si gira e mi guarda, sta guidando perché abbiamo ritirato le mie ultime cose nell’ultima casa di accoglienza dove ho abitato, sorride e mi dice: -“ sì, …… ogni tanto gli gira la testa…”
Ridiamo, è proprio così…….Agli uomini africani, ogni tanto “gira la testa..”
- “Anche a quelli italiani”, dice lei ”ogni tanto..”
-“ Ha sì, certo – dico io – anche a loro….” E ridiamo di nuovo.
Meno male, non sembra bigotta. E’ che anche fra i volontari, qualcuno con la testa un po’ quadrata c’è, e allora è più difficile…
E’ che in questo paese prima era più facile vivere, anche se eri extracomunitario, poi è cambiata la legge, la situazione economica, non ci vuole niente a perdere il lavoro, e poi così non puoi rinnovare il permesso di soggiorno…non lavori un mese, due, tre, non riesci a pagare l’affitto e le bollette, allora ti fai fare un prestito, poi un prestito per pagare il prestito, nel frattempo qualcosa arriverà, un lavoro in nero lo troverò, poi c’è la bambina, quando la scuola è chiusa come faccio a lavorare, me la tiene un’amica, ma non è che possa guardarmela sempre, e allora perdi anche questo lavoro, ti tagliano la luce, chiedi un altro prestito, ma gli amici che ti incontrano per strada, scantonano, perché non vogliono sentirsi chiedere di nuovo soldi, anche loro non ne hanno mica tanti, allora perdi la casa, metti i mobili da qualcuno, ma dopo un po’ non te li può più tenere, perché è arrivato suo zio direttamente dall’Africa e la casa è già così piccola che se aggiungono un letto, tolgono il tuo armadio. Vabbè, non ti preoccupare, vendilo il mio armadio, così ti restituisco un po’ dei soldi che mi hai prestato, io ne comprerò un altro quando avrò di nuovo una casa. Ma come si fa a quel punto ad avere di nuovo una casa? Senza permesso di soggiorno chi te la affitta? E sai che bella casa, che freddo, i mobili non stanno in piedi, sono così vecchi che non riesci nemmeno a pulirli, e la bimba cresce, d’inverno ha sempre la tosse, passa da una febbre all’altra, però a scuola riesce bene lo stesso,
“Dieyna, le dico, se Dio ti ha dato l’intelligenza, ti ha dato tutto quello che ti serve, usala e non fare la vittima, mai!”
E lei sta crescendo proprio bene, anche se non è facile nemmeno per lei …Qualcuno a scuola la tratta male…magari è il figlio di qualche immigrato da qualche altra parte del mondo, e sfoga su di lei l’amaro che hanno fatto trangugiare a lui. I ragazzini sono così. Magari è italiano, ma il razzismo non è prerogativa di nessun paese in particolare. C’è dappertutto. Qui, in Africa, in Romania, in America, dove c’è l’ignoranza, c’è il razzismo. E la cattiveria e la meschinità. Ma ogni prova Dio te la manda per farti crescere, imparare, fare di te una persona più forte e più giusta. Sta a te imparare la lezione nel modo migliore.E non lamentarti, tirati su e riparti…..
Ma per adesso sono qui. Sembra il gioco dell’oca: ferma un giro, ferma un giro, ferma un giro.
Se a un certo punto sei senza casa, e senza lavoro, e senza permesso, e sei piena di debiti, o trovi qualcuno che ti aiuta o affondi. Bisogna interrompere il circolo vizioso, la spirale che ti porta a fondo. E da sola non puoi più farcela. Allora, coraggio, adesso ricomincio. Mi aiutano, associazione di volontariato, assistenti sociali, suora, amici. Giro, da una comunità a una casa alloggio. La casa arriverà. Da un progetto a una borsa lavoro. Mi hanno trovato una borsa lavoro. Pochi mesi. Poi si vedrà. Magari poi, sono contenti di me e questa volta mi assumono.
Mi hanno trovato una casa, insieme a un’altra donna e ai suoi bambini. Meno male. Ci aiuteremo a vicenda, ci faremo coraggio e ci capiremo senza parlare, certe volte, quando saremo troppo stanche anche per parlare. Ma fino a che arriva il primo stipendio, con cosa viviamo? Con cosa mangiamo? Con cosa facciamo il contratto della luce e del gas senza incappare nei debiti di prima? E la casa, quante cose dobbiamo riparare, cambiare, appena entrate? Non tocca al padrone di casa? E’ del comune, non hanno i soldi….., no i tubi esterni toccano all’inquilino, ma sono appena entrata….allora devi fare la pratica, aspettare 3 mesi, ma è dicembre, fa freddo, come ci scaldiamo nel frattempo…..come ci laviamo….Poi dicono che gli immigrati non si lavano… lavati tu a dicembre con l’acqua gelata e senza riscaldamento. Io mi lavo lo stesso, perché sono fatta così, ho il mio orgoglio, le mie regole: prima di tutto mi rispetto, prima di tutto la mia dignità, a ogni costo.
Sì, ci sono le volontarie, c’è l’associazione che ci aiuta, ma nemmeno loro hanno tanti soldi. E ci spiace dover sempre chiedere, non poter fare da sole. Così io e Kinè, noi e la volontaria di riferimento, da quando ci hanno assegnato la casa, siamo entrate in un balletto folle, tinteggiatura pareti 200 euro, 280 euro per cambiare il pezzo della caldaia, 67 per farlo montare, 10 per riparare la doccia e 100 per il timer dei termosifoni. Poi c’è la vaschetta dello sciacquone, 30 euro, e il tubo della cucina a gas, 5 euro.Ci sono cose che non hanno prezzo per tutte le altre c’è Mastercard….ma non per noi….
Come facciamo, ci mancano 150 euro, aspetta li chiediamo all’assistente sociale, no, fino a che non hai la residenza, fino a che non lavori non possono dare niente. Aspetta, domenica c’è il mercatino, qualcosa si tira su. Ferme un giro, ferme un giro, ferme un giro……….
50 euro per ritirare un letto che non stava nel camioncino di nessuno. fra tutti gli amici che in questi giorni hanno fatto il carosello per traslocare le nostre cose. Perché noi del mio paese non ci abbandoniamo mai, una mano cerchiamo comunque di darcela, ma uno ha la macchina che può girare solo la sera, perché non ha fatto la revisione e se lo beccano i vigili……., e l’altro è senza lavoro, e chi glieli da i soldi per la benzina?
L’altro lavora sempre, giorno, notte, sabato domenica, e quando smette è talmente stanco che può solo buttarsi su un letto, uno qualunque, e dormire qualche ora. L’altro è un egoista e non aiuta nessuno, e poi è il fratello del marito di Kinè che l’ha lasciata e non le da nemmeno 50 euro al mese per i due bambini. Fermi un giro, fermi un giro, fermi un giro.
Avete ritirato il pacco in parrocchia? Sì, questo mese ce l’hanno dato martedì scorso. Da mangiare ne abbiamo. Di fame non moriamo. Di freddo non moriamo. Ci aiutano. Certe volte mi vergogno a chiamare la volontaria con un altro problema… “scusami, sono di nuovo io…non funziona la lavatrice..”” Non ti preoccupare, sono qui apposta”, mi dice la volontaria…e che cosa mi può dire, povera donna anche lei… ” Lunedì porto un amico e vediamo se si può riparare con pochi soldi” Ho tutte le magliette e le tute di Dyenà, lunedì ha ginnastica, vabbè nel frattempo gliene lavo una a mano…. .ferma un giro, ferma un giro, ferma un giro, ferma un giro….
“Ma tu perché fai la volontaria” le chiedo nel viaggio di ritorno dopo aver caricato i sacchetti con i miei libri, le pentole e un surgelato che si sta sciogliendo nel sedile dietro a noi e stasera dovrò cucinare a ogni costo.
Lei mi guarda stupita, non glielo aveva chiesto ancora nessuna donna fra quelle che cerca di aiutare?
A occhio e croce non deve avere nemmeno 60 anni, perché non è a lavorare? Forse è ricca, ma non sembra, non secondo gli standard italiani, …
“E’ bello che tu me lo chieda..” mi risponde contenta…….”mi piace, non ho figli, e non lavoro in questo periodo…sai com’è adesso la situazione… così ho pensato di fare qualcosa di utile, mi piacciono le donne degli altri paesi del mondo, avevo un lavoro che mi faceva viaggiare…”
“E adesso non lo hai più?” le chiedo io, forse ho capito, è una vecchia fricchettona.
“Commerciavo, compravo in India dalla cooperative di donne e vendevo qui, ma adesso mi sa che bisogna aspettare un po’, non sono più i tempi giusti…”
“Ah, dico io, “ferma un giro, ferma un giro, ferma un giro”….
Beatrice – NES
